Articolo di Sonia Vincenzi

I due anni che ci lasciamo alle spalle hanno trasformato radicalmente abitudini, comportamenti, valori sociali ed economici ma soprattutto hanno contribuito a generare nelle persone sfiducia, insicurezza e tanta stanchezza.

Il rischio è di cadere in una sorta di rassegnazione poco utile per imprenditori e manager ma in generale per tutti, indipendentemente dal ruolo che si ha all’interno di una qualsiasi organizzazione.

Un recente studio ha analizzato l’impatto della pandemia comparando tre database differenti (Brooks S. K. et. al., 2020) ed è emerso che gli effetti sono stati impattanti dal punto di vista psicologico, generando confusione, rabbia, frustrazione e noia.

Ripartire non è facile ma è indispensabile.

Serve energia, creatività, progettualità e soprattutto ritornare alla socialità. In altre parole abbiamo bisogno di una rinascita.

Rinascere significa ripartire con nuove consapevolezze senza dover ricominciare da zero ma facendo tesoro di un’esperienza che, per quanto traumatica, ha comunque portato una ventata di novità spingendoci a utilizzare la tecnologia per mantenere vive le relazioni, il lavoro e regalandoci la possibilità connetterci con il mondo senza doversi spostare fisicamente.

Ripartire richiede una nuova energia e soprattutto il coraggio di lanciarsi in nuove sfide.

Il futuro è fatto di persone che hanno coraggio, spirito di iniziativa e che non temono il rischio per questa ragione imprenditori e manager sono chiamati ad affrontare quella che la maggior parte delle persone chiama cambiamento e che io chiamo invece RIVOLUZIONE.

Tutti mi chiedono perché proprio questo termine, Rivoluzione, che è anche un po’ fastidioso?

La risposta è semplice, se i cambiamenti sono quelli che abbiamo visto da vent’anni a questa parte non sono serviti a nulla. Oggi serve una RIVOLUZIONE ovvero una rottura netta con il passato, con il “si è sempre fatto così”, con il “faccio quello che ho sempre fatto”. Il futuro richiede un nuovo minset, nuove competenze e la capacità di genere di idee. E questo non è semplice, specie per chi è sempre stato restio al cambiamento, per chi ha sempre pensato che dovessero essere gli altri a cambiare, per chi non si è mai voluto assumere delle responsabilità e ha paura di prendere delle decisioni.

Ripartire significa anche ritornare alla socialità.

Perché è vero che la tecnologia ci ha aiutati a mantenere vive le relazioni durante il periodo della pandemia ma come affermava Aristotele “l’uomo è un animale sociale”, pertanto abbiamo la necessità di vederci, stringerci la mano, abbracciarci e comunicare dal vivo.

Nella vita come nel lavoro abbiamo bisogno di tornare ad una normale interazione sociale e di “ri-accogliere” gli altri nella nostra vita.

Le aziende hanno bisogno di reinventarsi esattamente come gli imprenditori e i manager che si trovano a dover fare i conti con un mercato in continuo cambiamento e totalmente imprevedibile e dei collaboratori cambiati nel profondo.

Ciò che prima erano dei punti fermi come il lavoro oggi non lo è più.

Sono emersi nuovi bisogni con i quali occorre fare i conti.

Reinventarsi richiede rimettere al centro il benessere delle persone.

Se ne è tanto parlato anche negli anni passati ma nulla è stato fatto in concreto. Oggi però sono cambiati gli ingredienti che legano i collaboratori all’azienda. Il valore e la qualità della vita sono diventati fattori determinanti con conseguenze importanti sulla trasformazione del concetto di lavoro.

Fiducia, empatia, sostegno e supporto alle persone sono gli elementi fondamentali per realizzare una vera RINASCITA insieme.

Non più un io e tu ma un noi. Le sfide del futuro possono essere vinte solo insieme.

La ripartenza richiede, infine, progettualità.

Definire gli obiettivi, le risorse e superare le difficoltà, le resistenze e gestire al meglio i cambiamenti deve essere un punto di svolta per il rilancio di una qualunque impresa che desideri affrontare il futuro.

Vuol dire guardare al domani con ottimismo, con responsabilità, con azione mirata e con la capacità di vedere quello che altri ancora non vedono.
Arrivare prima è sempre un vantaggio competitivo per questo la differenza la faranno sempre le persone.

Ripartire dunque con una nuova consapevolezza, con energia spinti dalla progettualità e quindi dall’avere un traguardo condiviso, con la resilienza necessaria per costruire un futuro ancora tanto incerto, riaccende la motivazione nelle persone e quel desiderio di sentirsi parte di un progetto che fa la differenza rispetto al passato.

Ripartire e reinventarsi insieme ai collaboratori significa trovare quel benessere che consente di rinascere in un mondo nuovo.